AMAD Onlus - Petizione
Petizione

Lettera Aperta


L'Associazione AMAD è nata il 14.10.2005, proprio dall'incontro dei pazienti affetti da Ansia e Depressione, che si erano rivolti all'Ambulatorio dell'Ospedale S. Pertini, presso il quale era stato istituito il primo Centro Pubblico Ospedaliero della Regione Lazio.
L'Associazione svolge attività di volontariato, anche in collaborazione con i medici di famiglia, per lottare contro lo stigma ed il pregiudizio sociale, tuttora purtroppo esistenti, che considerano l'ansioso ed il depresso pericoloso ed incurabile.
Invece dalla depressione si può guarire, ma è importante non averne paura.
Grazie al nostro impegno, molte persone sono riuscite ad uscire dalla solitudine, dall'infelicità e dalla malattia, ed hanno scelto di andare a curarsi dallo specialista pubblico giusto (psichiatra e non neurologo!!!) nel Centro Ospedaliero del S. Pertini, superando la vergogna, la colpa, di non riuscire a farcela "da soli" e la paura di essere considerati "matti".
I cittadini malati di Ansia e di Depressione hanno scelto liberamente di andare a curarsi nell'Ambulatorio Ospedaliero, perché finalmente avevano trovato una struttura a loro dedicata.
Considerata la tendenza della malattia Depressione alla cronicizzazione ed alla ricorrenza degli episodi, con inevitabile aumento dei costi sanitari e sociali, considerato che le evidenze cliniche dimostrano che il raggiungimento della remissione ed il suo mantenimento nel tempo sono associate ad un miglioramento significativo sia del decorso clinico della malattia che del funzionamento sociale e di una migliore qualità di vita del paziente e della sua famiglia, è facilmente intuibile la rilevanza di un Centro dedicato.
Questo Centro ha ricevuto l'approvazione e la collaborazione anche dei Medici di Famiglia, operanti nel territorio sia dell'Azienda RM B, sia di altre ASL.
Il Centro Ospedaliero era aperto all'inizio 6 giorni su 7 con un medico psichiatra, dipendente dell' Azienda USL RM B, una psicologa volontaria dell'AMAD ed il sostegno, purtroppo solo esterno, per volontà dell'Azienda, della nostra Associazione.
Accoglieva pazienti da tutta Roma e Provincia, tutelava il diritto alla privacy, veniva garantita una cura dedicata con possibilità di effettuare una psicoterapia individuale, di coppia e di gruppo.
L'intervento era mirato alla soluzione dei problemi del paziente, tramite il raggiungimento di obiettivi a breve, a medio e a lungo termine e al miglioramento della sua qualità di vita.
Per oltre 2 anni, l'Ambulatorio è stato un punto di riferimento determinante ed irrinunciabile per i pazienti affetti dalle patologie depressive, tanto che la sua improvvisa ed ingiustificata chiusura ha rigettato nel baratro della solitudine e dell'indifferenza tanti pazienti, oggi in pericolo di vita.
L'Associazione ha subito manifestato contro la chiusura dell'Ambulatorio Ospedaliero, avvenuta a Novembre 2005 per un mese intero.
Tutto ciò è testimoniato dagli articoli sui giornali e da varie trasmissioni televisive alle quali l'AMAD ha partecipato.

Abbiamo ottenuto la parziale riapertura dell'Ambulatorio, ma con notevoli cambiamenti:

1. L'Ambulatorio viene inserito nel Dipartimento di Salute Mentale;
2. Scompare la denominazione Ambulatorio per la cura dell'Ansia e della Depressione e diventa UOC di Psichiatria di Consultazione o di Collegamento;
3. Viene ridimensionata la presenza della dr.ssa Marina Cannavò, ideatrice del progetto ambulatoriale, ed al suo posto inseriscono altri psichiatri.

All'epoca l'Assessore Battaglia aveva risposto alle Interrogazioni Regionali che "la Direzione Aziendale della ASL RMB non aveva disposto alcuna chiusura dell'Ambulatorio per la cura dell'Ansia e della Depressione, anzi ne ha disposto l'incremento, inserendo tale Ambulatorio nell'offerta complessiva di consulenza psichiatrica dipartimentale aziendale verso gli utenti con tutte le forme di disagio psichico, con un incremento delle opportunità di trattamento e degli specialisti dedicati.
A suo dire, la presenza di diversi specialisti garantiva la necessaria continuità assistenziale, evitando interruzioni nell'erogazione di questo servizio, che sono facilmente ipotizzabili invece, nel caso di ambulatori gestiti da un unico professionista".
Ma la realtà è stata ben diversa:
Gli altri psichiatri, inviavano i pazienti ai CSM (Centri di Salute Mentale), senza prenderli in cura e così l'Ambulatorio Ospedaliero era diventato una porta d'ingresso per il CSM.

POVERI CITTADINI, PRESI IN GIRO DALLE ISTITUZIONI, CHE DOVREBBERO TUTELARLI!!!

La cosa certa è che "la riorganizzazione dell'Ambulatorio" ha prodotto solo un gravissimo disservizio ai danni di tutti i pazienti che erano seguiti con amorevole professionalità e dedizione dalla dr.ssa Cannavò.
Non si è considerato che il rapporto che viene a crearsi tra il paziente e lo psichiatra è estremamente delicato ed ha bisogno di un costante ed esclusivo referente, proprio in virtù della delicata e particolare malattia.
L'obiettivo in realtà è stato quello di sopprimere le terapie individuali, di coppia, di famiglia e di gruppo, lasciando un margine di investimento in risorse umane ai limiti del ridicolo, poiché solo un paziente su trenta ha potuto usufruire delle terapie suddette.
E' inoltre alquanto strano, visto il bilancio passivo della sanità, che un Ambulatorio che è retto solo ed esclusivamente dalla dr.ssa Cannavò, senza alcun ausilio di personale addetto, senza strutture tecnologiche pubbliche, ma che da solo fornisce un'entrata certa e cospicua alle casse dell'Ospedale, senza alcun onere da parte dell'Azienda, venga depennato con tanta superficialità.
Se un modello funziona, ha successo, i pazienti sono soddisfatti, questo è un buon motivo per validare l'esperienza, non per decapitarla.
Noi abbiamo intercettato una fetta di pazienti che altrimenti non sarebbero mai andati a curarsi nei CSM o da lì sono fuggiti, dopo essere stati accolti insieme ai pazienti multiproblematici e cronici, schizofrenici, handicappati e tossicodipendenti, dopo aver paradossalmente aggravato le loro patologie a causa dell'angoscia di poter diventare malati gravi.
I più fortunati si sono rivolti a strutture private dove hanno trovato conforto e aiuti, ma in cambio di un notevole esborso che ha aggravato la loro situazione finanziaria.
Gli altri a sfregio del diritto alla salute costituzionalmente sancito, sono caduti nell'oblio, tra l'indifferenza sociale e politica, rifugiandosi negli psicofarmaci, non risolvendo il problema, ma creando ulteriori disabilità personali e familiari.
A Novembre 2006, grazie alla nostra tenacia, abbiamo ottenuto un giorno in più con la dr.ssa Cannavò per effettuare le psicoterapie di gruppo presso l'Ambulatorio, ma dopo appena sei mesi sono state di nuovo interrotte, per volontà dell'Azienda.
L'Ambulatorio era ed è pubblico, ma i cittadini pagano regolarmente il ticket.

In merito all'ultima risposta dell'Assessore del 16.01.2008 n.77 "è impropria la presenza di un ambulatorio per la cura dell'ansia e della depressione in un ospedale come il Pertini, al quale accedono centomila richieste di pronto soccorso all'anno e che quindi è un ospedale che deve essere finalizzato pressoché esclusivamente all'emergenza", voglio precisare che l'Ansia e la Depressione sono malattie che rientrano a pieno titolo nell'emergenza.
Infatti la Depressione è la malattia che maggiormente incide sul rischio di autolesionismo e di suicidio. La cura della Depressione è da considerarsi quindi una misura salvavita.
Pertanto l'AMAD Onlus afferma che queste malattie, spesso presenti contemporaneamente nello stesso paziente, anche in associazione ad altre malattie mediche, sono malattie che necessitano di una cura altamente intensiva, per evitare la cronicizzazione e la disabilità sociale e richiedono un trattamento urgente in un Centro Ospedaliero.
La cura deve essere personalizzata, deve consentire al paziente un percorso terapeutico integrato, che abbia dei tempi stabiliti per il raggiungimento di obiettivi a breve, a medio e a lungo termine e che abbia un riscontro sul grado di soddisfazione dei pazienti. E' importante la continuità terapeutica con lo stesso medico di riferimento, la sede deve essere differenziata dalle attuali sedi territoriali ed è quindi indispensabile la sua collocazione in ambito Ospedaliero, sia per sviluppare un'integrazione Ospedale-Territorio, sia per accogliere quei pazienti con malattie fisiche associate alla Depressione, che mai si rivolgerebbero ai CSM esistenti.
Solo così si eviteranno le cronicizzazioni ed il rischio di suicidio.
"Il Servizio è stato solo diversamente articolato e trasferito in sedi più proprie... al fine di garantire anche una maggiore continuità tra l'intervento assistenziale, il bisogno terapeutico e l'operatore o il servizio che interviene".
Ma come prima l'Assessore ha affermato che "la riorganizzazione dell'Ambulatorio si avvaleva della presenza di altri specialisti psichiatri che garantivano la necessaria continuità assistenziale" (26.04.2006).
Prima del nostro Ambulatorio Ospedaliero c'erano solo i CSM. Ora improvvisamente la ASL RM B ha creato, dice l'Assessore, numerose strutture dedicate esclusivamente a queste patologie, i Centri per la cura dell'Ansia e della Depressione, addirittura uno in ogni distretto.
Insomma la moltiplicazione dei pesci e dei pani...
Peccato però che queste strutture dedicate siano sempre e solo i CSM...
Ed infine: "Tutto questo è avvenuto secondo le indicazioni ed il confronto tenuto dalla ASL RM B con le associazioni dei familiari organizzate nella consulta territoriale".
Immagino che l'Assessore si riferisca alle associazioni dei familiari dei pazienti schizofrenici.
L'AMAD è un'associazione che ha scelto di non fare parte della Consulta, visto che i pazienti malati di Ansia e di Depressione non vogliono andare a curarsi nei CSM.
Inoltre la ASL RM B non ci ha mai consultato.
Siamo sicuri che sia giunto il momento di rinnovare, ma rinnovare veramente non soltanto in modo molto superficiale come si fa adesso, con la cura della depressione limitata ad una , non meglio specificata " linea di attività" da svolgersi soltanto nei centri di salute mentale.
L'Associazione Amad-Onlus vuole che sia riposta la giusta attenzione, da parte delle istituzioni al problema della Depressione.

Proprio per questo un centro specialistico, come era quello dell'Ospedale S. Pertini, rispondeva in pieno e cercava di dare una risposta al problema riuscendoci anche, basta vedere le manifestazioni che i pazienti hanno e continuano a fare per riavere il centro.
Invece purtroppo la risposta che fornisce l'On.le Battaglia alla chiusura dell'ambulatorio è riduttiva e fuorviante.
Cosa significa: permettere a più persone depresse di andare a curarsi soltanto perché gli vengono offerte delle " linee di attività " presenti in ogni CSM?
Anche prima i pazienti depressi potevano andare al CSM, cosa è cambiato adesso? Soltanto una nuova etichetta allo stesso ambulatorio.
Invece c'è bisogno di un rinnovamento dei luoghi e dei metodi di cura della salute mentale.
Un rinnovamento è indispensabile; basti considerare che i DSM (Dipartimenti di Salute Mentale) sono stati istituiti 30 anni fa per la cura dei pazienti gravi (schizofrenici) e la conseguente chiusura (evviva !!!) dei manicomi.
Però ancora oggi, dopo trenta anni, non riteniamo giusto, costringere un cittadino che ha un problema di salute mentale a rivolgersi solo e soltanto al suo CSM di zona, dove non è tutelata la privacy.
Il paziente Depresso e Ansioso, come il paziente ad es. cardiopatico, deve avere la possibilità di scegliere il centro dove vuole andare a curarsi.
Se ho un problema di "cuore" scelgo di andare ad es. all'Ospedale S. Pertini, oppure al S. Giovanni e così via.
Anche il paziente Depresso deve avere la possibilità di scegliere un centro ospedaliero o territoriale, specialistico per queste malattie, dove poter andare a curarsi.
Il concetto di "salute mentale" non è un contenitore dove mettere tutte le persone che hanno una malattia attinente alla psiche e quindi curarle tutte insieme.
Questo è creare un nuovo manicomio, certo senza mura ma pur sempre un nuovo manicomio.
La medicina e la diagnosi di malattia devono riguardare innanzitutto la persona in toto e di conseguenza l'organizzazione sanitaria deve dare la possibilità al cittadino di scegliere il centro e la cura che Lui preferisce.
La notizia che è stato aperto un ambulatorio per la cura dell'ansia e la depressione nella zona Don Bosco la accogliamo con soddisfazione.
Peccato che la nostra Associazione che, come scrive il Direttore Generale dr.ssa Flori Degrassi, "intrattiene rapporti paritetici alle altre Associazioni con l'Azienda", e che opera da più di due anni nel territorio della ASL RM B, non sia stata avvisata della sua esistenza...
Ci sentiamo maltrattati e presi in giro, quando l'Assessore dichiara che le istituzioni sono attente al problema Depressione...
E allora ci chiediamo perché chiudere l'Ambulatorio Ospedaliero?
Ancora oggi il cittadino che soffre di un problema di salute mentale viene costretto a rivolgersi solo e soltanto ai CSM di zona.
Così creiamo solo nuovi manicomi, certo senza mura, ma pur sempre manicomi.
L'AMAD afferma che il paziente ansioso e depresso, come accade per tutti gli altri malati, deve avere la possibilità di scegliere il Centro dove vuole andare a curarsi ed il medico di riferimento.

Purtroppo oggi esiste un vuoto legislativo in materia che l'AMAD vuole colmare con appropriati nonché adeguati strumenti, in relazione alle mutate esigenze della società odierna, ben diversa da quella in cui ha visto la luce la Legge del 23.12.1978 n.833 e successive modifiche! Basti pensare che di recente, l'OMS ha dichiarato che dopo le malattie cardiocircolatorie per importanza l'Ansia e la Depressione sono al secondo posto e la Depressione è oggi al primo posto, fra tutte le malattie psichiatriche, come causa di disabilità sociale.
Fatto salvo il principio di uguaglianza tra cittadini sacralizzato dall'art. 3 della Costituzione, a fronte dell'attuale "sistema" sono il depresso e l'ansioso a subire delle gravi discriminazioni!
Esiste per il depresso e l'ansioso un day hospital, un centro diurno, una casa famiglia?
Agli schizofrenici viene corrisposto un sussidio, vengono istituite case famiglia, soggiorni estivi, comunità terapeutiche, ed al depresso ed all'ansioso cosa si offre?
Neanche un ambulatorio presso cui ottenere a tempo pieno la cura adeguata.
L'Ambulatorio Pubblico dedicato non toglierebbe nulla al privato, né ai CSM, viceversa, offrirebbe al cittadino un percorso terapeutico, non preferenziale, ma adeguato al tipo di patologia.
E' urgente intervenire, onde evitare di avere una società di malati cronici.
Ancora oggi i Cittadini con un problema attinente la sfera mentale sono considerati diversi da tutti gli altri.
Nel sottoscrivere la presente Petizione chiediamo di riavere il Centro Ospedaliero Pubblico sotto la direzione di un dirigente medico psichiatra, che ci ridia una speranza di cura e di guarigione e ci restituisca la nostra dignità personale e la voglia di sorridere.
È questo che rivogliamo, per permettere la "vera" cura al cittadino, così da essere finalmente considerato come persona e non più soltanto come malato.

Il Presidente AMAD
Dr. Carlo Marchetti

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Leggi il testo della Petizione.

Compila il modulo di adesione sottostante oppure scaricalo, compilalo e invialo via fax al numero 06.80.73.609.

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